Diversi milioni di uomini vivevano in un immenso fabbricato senza porte né finestre. Innumerevoli lampade ad olio con la loro debole luce rivaleggiavano con le tenebre che dominavano in permanenza. Com'era usanza, fin dalla più saggia Antichità, la loro manutenzione incombeva ai poveri, cosicché il corso dell'olio combaciava fedelmente con il corso sinuoso della rivolta e della bonaccia. Un giorno scoppiò un'insurrezione generale, la più violenta mai conosciuta da questo popolo.I capipopolo esigevano una giusta ripartizione delle spese di illuminazione; un gran numero di rivoluzionari rivendicavano la gratuità di quello che chiamavano un servizio di utilità pubblica; alcuni estremisti giungevano fino a reclamare la distruzione di una dimora che si sosteneva essere insalubre e inadatta alla vita comune. Come di consueto i più ragionevoli si trovarono disarmati di fronte alla brutalità della lotta. Nel corso di uno scontro particolarmente vivo con le forze dell'ordine, un obice mal diretto sventrò il muro di cinta aprendovi una breccia attraverso la quale si riversò la luce del giorno. Passato il primo momento di stupore, questo afflusso di luce fu salutato con grida di vittoria. La soluzione fu immediata: bastava ormai spianare altre brecce. Le lampade furono gettate fra i rifiuti o relegate nei musei, e il potere tocco agli apritori di finestre. I sostenitori di una distruzione radicale furono dimenticati e la loro stessa liquidazione discreta passò, sembra, quasi inosservata. (Ci si disputava sul numero e la disposizione delle finestre). Poi i loro nomi tornarono alla memoria, uno o due secoli piu tardi, quando, assuefatto a vedere grandi pareti vetrate, il popolo, questo eterno scontento, si mise a sollevare stravaganti questioni. "Trascinare l'esistenza in una serra climatizzata, è vita questa?" domandava. Roul Vaneigem, Trattato Di Saper Vivere Ad Uso Delle Nuove Generazioni




Il Sufi a volte danza, ma, mentre danza, al centro rimane assolutamente immobile, il centro del ciclone; la danza è il ciclone, tutto il suo corpo è in movimento, è fluido, dinamico, ma al centro la coscienza osserva in silenzio, indisturbata e senza distrazioni; esteriormente si può solo imparare l'esercizio; esteriormente non si conoscerà mai quello che accade dentro il danzatore; e la vera storia è tutta interiore;
Se non sai cosa vuoi finisci con un mucchio di roba che non vuoi.

Possa non essere mai completo.
Possa non essere mai soddisfatto.
Possa non essere mai perfetto.

Chuck Palahniuk
Senza la musica per decorarlo, il tempo sarebbe solo una noiosa sequela di scadenze produttive e di date in cui pagare le bollette. Frank Zappa
La crudeltà è la virtù per eccellenza dei mediocri: hanno bisogno di esercitare la crudeltà, esercizio per cui non è richiesta la minima intelligenza. Alessandro Baricco
Quando ho cominciato ad amarmi davvero,
mi sono reso conto che la sofferenza e il dolore emozionali
sono solo un avvertimento che mi dice di non vivere contro la mia verità.
Oggi so che questo si chiama
AUTENTICITA’
Quando ho cominciato ad amarmi davvero, ho capito
com’è imbarazzante aver voluto imporre a qualcuno i miei desideri,
pur sapendo che i tempi non erano maturi e la persona non era pronta,
anche se quella persona ero io.
Oggi so che questo si chiama
RISPETTO PER SE STESSI.
Quando ho cominciato ad amarmi davvero, ho smesso
di desiderare un’altra vita e mi sono accorto che tutto ciò che mi circonda
é un invito a crescere.
Oggi so che questo si chiama
MATURITA’.
Quando ho cominciato ad amarmi davvero, ho capito di trovarmi sempre
ed in ogni occasione al posto giusto nel momento giusto e che tutto quello
che succede va bene.
Da allora ho potuto stare tranquillo.
Oggi so che questo si chiama
RISPETTO PER SE STESSI.
Quando ho cominciato ad amarmi davvero,
ho smesso di privarmi del mio tempo libero
e di concepire progetti grandiosi per il futuro.
Oggi faccio solo ciò che mi procura gioia e divertimento,
ciò che amo e che mi fa ridere, a modo mio e con i miei ritmi.
Oggi so che questo si chiama
SINCERITA’.
Quando ho cominciato ad amarmi davvero, mi sono liberato di tutto ciò
che non mi faceva del bene: cibi, persone, cose, situazioni e da tutto ciò
che mi tirava verso il basso allontanandomi da me stesso,
all’inizio lo chiamavo “sano egoismo”, ma oggi so che questo è
AMORE DI SE’
Quando ho cominciato ad amarmi davvero,
ho smesso di voler avere sempre ragione.
E cosi ho commesso meno errori.
Oggi mi sono reso conto che questo si chiama
SEMPLICITA’.
Quando ho cominciato ad amarmi davvero,
mi sono rifiutato di vivere nel passato
e di preoccuparmi del mio futuro.
Ora vivo di piu nel momento presente, in cui TUTTO ha un luogo.
E’ la mia condizione di vita quotidiana e la chiamo
PERFEZIONE.
Quando ho cominciato ad amarmi davvero,
mi sono reso conto che il mio pensiero può
rendermi miserabile e malato.
Ma quando ho chiamato a raccolta le energie del mio cuore,
l’intelletto è diventato un compagno importante.
Oggi a questa unione do il nome di
SAGGEZZA DEL CUORE.
Non dobbiamo continuare a temere i contrasti,
i conflitti e i problemi con noi stessi e con gli altri
perché perfino le stelle, a volte, si scontrarno fra loro dando origine
a nuovi mondi.
Oggi so che QUESTO è LA VITA!


Abbiamo condannato il lupo non per quello che è, ma per quello che abbiamo deliberatamente ed erroneamente percepito che fosse - l'immagine mitizzata di uno spietato assassino selvaggio - Che, in realtà, non è altro che l’immagine riflessa di noi stessi.

Farley Mowat
Krishnamurti: la guerra è la proiezione spettacolare e sanguinosa della nostra vita di tutti i giorni: non è così? La guerra non è che l'espressione esterna del nostro stato interiore, è una dilatazione della nostra azione quotidiana. é più spettacolare, è più sanguinosa e più distruttiva, ma è il risultato collettivo delle nostre attività individuali. Perciò, voi ed io siamo responsabili della guerra e, che cosa possiamo fare per fermarla? Ovviamente, la guerra che sempre incombe, non potrà venire impedita da voi o da me, perchè è già in movimento, ha già luogo, sebbene, per momento, prevalentemente a livello psicologico. Poichè è già in movimento, non la si può fermare: i problemi sono troppi, troppo grandi e già compromessi. Ma voi ed io, vedendo che la casa è in fiamme, possiamo comprendere la cause dell'incendio, allontanarcene e costruire in luogo nuovo, con materiali diversi ed incombustibili, che non produrranno altre guerre. E' tutto ciò che possiamo fare. Voi ed io possiamo vedere che cosa crei le guerre, e se abbiamo interesse a porvi fine, possiamo cominciare col trasformare noi stessi, che siamo la causa stessa delle guerre. Una signora americana venne a trovarmi un paio di anni fa, durante la guerra. Mi disse che aveva perso il proprio figlio in italia e che aveva un'altro figlio, di 16 anni, che intendeva salvare; e così parlammo della cosa. Le suggerii che , per salvare suo figlio, doveva cessare di essere americana; doveva cessare di essere avida, doveva cessare di accumulare denaro, di perseguire il potere, il dominio, ed essere moralmente semplice: non meramente semplice negli abiti, nelle cose esteriori, ma nei suoi pensieri e sentimenti, nelle sue relazioni. Ed ella disse: "questo è troppo. Lei mi chiede davvero troppo. Non posso farlo, le circostanze sono troppo potenti perchè io possa mutarle". In questo modo ella fu responsabile della distruzione di suo figlio. Possiamo controllare le circostanze, perchè le abbiamo create noi. La società è il prodotto della relazione, della vostra e della mia insieme. Se mutiamo nel nostro rapporto, muterà la società; contare puramente sulla legislazione, sulla costrizione, sulla trasformazione della società esteriore, restando internamente corrotti, continuando internamente a perseguire il potere, la posizione, il dominio, significa distruggere l'esterno, per quanto esso sia stato costruito accuratamente e scientificamente. Ciò che è all'interno travolgerà sempre l'esterno. Che cosa causa la guerra: religiosa, politica o economica? Ovviamente la fede, o nel nazionalismo, o in un' ideologia, oppure in un dogma particolare. Se non avessimo fede, ma buona volontà, amore e considerazione l'uno per l'altro, non vi sarebbero guerre. Ma siamo nutriti di fedi, idee e dogmi, e perciò alleviamo lo scontento. La crisi attuale è eccezionale, e come esseri umani o perseguiremo la strada del conflitto ininterrotto e delle guerre continue, risultato della nostra azione quotidiana, oppure scorgeremo le cause della guerra e volgeremo loro le spalle. Ovviamente ciò che causa la guerra è il desiderio di potere, di prestigio, di denaro; e anche la malattia chiamata nazionalismo, l'adorazione di una bandiera, e la malattia dell'organizzazione religiosa, l'adorazione di un dogma. Tutte sono cause di guerra; se tu, come individuo , appartieni a qualcuna delle religioni organizzate, se tu sei avido di potere, se tu sei invidioso, sei costretto a produrre una società il cui risultato sarà la distruzione. Così, una volta di più, dipende da voi e non dai capi: non dai così detti uomini di stato e così via. Dipende da voi e da me, ma sembra che non ci se ne renda conto. Se almeno una volta sentissimo realmente la responsabilità delle nostre azioni, come rapidamente porremmo termine a tutte le guerre, a questa miseria atroce! Ma ecco, siamo diversi. Abbiamo tre pasti al giorno, abbiamo il nostro lavoro, i conti in banca, piccoli e grandi, e diciamo: "per amor di dio, non ci disturbate, lasciateci in pace". Quanto più siamo in alto, quanto più ci occorre sicurezza, intoccabilità, tranquillità, tanto più vogliamo esser lasciati soli, mantenere le cose come stanno; ma come stanno non potranno rimanere, perchè nulla vi è che le mantenga, e tutto si disintegra. Non vogliamo affrontare queste cose, non vogliamo accettare il fatto che voi ed io siamo responsabili delle guerre. Voi ed io possiamo parlare di pace, tenere conferenze, sedere intorno ad un tavolo e discutere, ma all'interno, psicologicamente, vogliamo il potere e la posizione, è l' avidità che ci spinge. Intrighiamo, siamo nazionalisti, siamo legati a fedi e a dogmi, per i quali siamo pronti a morire e a distruggerci l'un l'altro. Pensate che uomini come voi e io posso avere la pace nel mondo? Per avere la pace, dovrete essere in pace; vivere in pace significa non creare antagonismi. La pace non è un'ideale. Secondo me un ideale non è altro che una via di fuga, un'evitare ciò che è, un contraddire ciò che è. Un ideale impedisce l'azione diretta su ciò che è. Per avere la pace dovremo amare, dovremo cominciare non col vivere una vita ideale, ma col vedere le cose quali sono ed agire su di esse, trasformarle. Finchè ciascuno di noi perseguirà la sicurezza psicologica, la sicurezza fisiologica di cui abbiamo bisogno, - cibo veste riparo - verrà distrutta. Possediamo la sicurezza psicologica, che non esiste; e la perseguiamo, se lo possiamo, mediante il potere, la posizione, i titoli, i nomi: e questo distrugge la sicurezza fisica. Tutto ciò è ovvio, se lo guardate bene. Per portare la pace nel mondo, per porre fine a tutte le guerre, occorre una rivoluzione entro l'individuo, in voi ed in me. La rivoluzione economica non ha significato senza questa rivoluzione interiore, poichè la fame è il risultato dello scarso assestamento delle condizioni economiche determinato dai nostri stati psicologici: avidità, invidia, cattiva volontà, voglia di possedere. Per porre fine all'angoscia, alla fame, alla guerra, occorre una rivoluzione psicologica e pochi di noi sono pronti ad affrontarla. Parleremo di pace, proteggeremo leggi, creeremo nuove leghe, le nazioni unite e così via, e così via; ma non otterremo la pace, perchè non abbandoneremo la nostra condizione, la nostra autorità, il denaro, la proprietà, la nostra stupida vita. Contare sugli altri è assulutamente futile; gli altri non ci porteranno la pace. Nessun capo ci darà la pace, nessun governo, nessun esercito, nessun paese. Ciò che porterà la pace è una trasformazione interiore che comporterà un'azione esteriore. La trasformazione interiore non è l'isolamento, non è ritrassi dall'azione esterna. All'opposto, vi può essere azione retta soltanto quando vi è retto pensare, e non vi sarà retto pensiero se non vi sarà conoscenza di se. Senza conoscere noi stessi, non vi sarà pace. Per porre fine alla guerra esteriore, dovremmo cominciare a porre fine alla guerra dentro noi stessi. Qualcuno, fra noi, assentirà dicendo "sono d'accordo", e uscirà di qui facendo esattamente la stessa cosa che ha sempre fatto da dieci o venti anni. Il vostro accordo è puramente verbale e non ha significato, poichè le miserie e le guerre del mondo non verranno certo impedite dal vostro annuire casuale. Vi porrete fine soltanto quando vi renderete conto del pericolo, vi renderete conto della vostra responsabilità, quando non la lascerete a qualcun' altro. Se vi renderete conto della sofferenza, se vedrete l'urgenza di un' azione immediata e non rimanderete, allora vi trosformerete; la pace verrà soltanto qunado voi stessi sarete in pace col vostro vicino.
"Suonare una nota sbagliata è insignificante. Suonare senza passione è imperdonabile." (Ludwig van Beethoven)