quel ribollire...

quella necessità, quel ribollire.. sono cose che non si possono incastrare, reprimere tra limitazioni, scadenze, direttive, censure, adattamenti alla domanda del mercato, filtri di ogni genere ecc. hanno bisogno di "esplodere" libere; credo che il suo discorso sia più dal punto di vista dell'artista e credo ci sia in gioco qualcosa di più grande; alla base di considerazioni del genere, c'è il mettere in discussione l'intero sistema produttivo dominante, la mercificazione della cultura, il "togliere l'anima" al percorso creativo; il Capitalismo fa disastri ovunque e in ogni ambito, quindi anche in ambito culturale, la Società dello Spettacolo, come diceva Debord non è altro che "il monologo elogiativo che continuamente il potere fa a se stesso e al sistema produttivo dominante"... dalla visione lucida della realtà che abbiamo intorno nasce quella rabbia punk che porta a quelle necessità, quel ribollire, che è incontenibile, esplode puoi solo imparare a dare una forma migliore a quell'esplosione... ma esplode e non lo puoi contenere... mi chiesero di fare un lavoro per un Festival a New York, mi dissero devi fare tot minuti di musica e questi sono i film, e questo è quello di cui devi parlare, iniziai a farlo, inizialmente mi sono detto "magari può funzionare", New York, proviamo, magari è una bella esperienza, ma subito mi sono accorto che non funzionava come invece aveva sempre e ha sempre funzionato... non sentivo la panza, lo slancio emotivo, mi sono dovuto fermare, non funzionava, non funziona così l'espressione individuale... puoi creare cose belle, tecnicamente eccelse, magari sei un ingranaggio in una catena di montaggio produttiva come spesso capita, trasduci creativamente direttive, ma se non sei libero non è la tua anima a parlare... per quanto riguarda il tuo discorso la distribuzione della major oggi si può benissimo bypassare con internet e puoi al limite campare/sopravvivere di spettacoli, concerti, ma non c'entra niente questo con il percorso creativo... creo in libertà e mangio/sopravvivo con i concerti, distribuendo liberamente i miei lavori in rete; bisogna inseguire/creare altre forme economiche di sostentamento per l'artista magari comunitarie... l'artista libero, l'artista, su questo pianeta comunque è sempre stato povero... a parte rarissime eccezioni, il resto, le star milionarie grandi medie piccole, l'industria dello spettacolo ecc. sono solo "recupero spettacolare" funzionale allo status quo... come direbbe un mio amico l'arte agli artisti, la merce ai mercanti...

"Se lo stai facendo per i soldi, non stai facendo arte. Stai facendo affari. Se il tuo sangue bolle, essere un’artista non è una scelta di carriera, ma una necessità... spero che un giorno ci sia una ribellione culturale."

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